Descrizione
Ricordare un tempo che รจ stato e non tornerร รจ un esercizio pericoloso. Cantare la fine di un mondo porta con sรฉ il rischio di cedere alla nostalgia. Ma non รจ il rimpianto a guidare il racconto di Mauro Corona, bensรฌ il bisogno di farsi testimone di un passato che i ricordi vanno a stanare di continuo. Come nella sua infanzia ertana era il susseguirsi dei mesi e delle stagioni a dettare i ritmi della vita, anche in questo scritto รจ il calendario a scandire la memoria, in un moto circolare lungo un anno che, dalla neve di gennaio, a quel bianco ritorna, per iniziare un nuovo ciclo. Nel paese ripido la modernitร ha ormai eroso tradizioni antiche, la fretta si รจ sostituita al tempo manuale, quello in cui si sapeva ascoltare la Natura e proteggerne i valori. Tornare indietro significa compiere un viaggio in una cultura contadina perduta, riscoprendo esistenze semplici e creative, innestate su riti ancestrali e credenze sospese tra fede e superstizione. Sarebbe tuttavia ingiusto cedere alla tentazione di idealizzare un’etร in cui ogni cosa era fatica, sacrificio, in cui tutto si consumava sempre uguale, perchรฉ dove non c’รจ ricchezza, per campare bisogna fare sempre le stesse cose. Attraverso questo lunario, Corona, pur non rinnegando il presente, cui riserva lo sguardo dello spettatore curioso, ripercorre tra memorie personali e condivise un’epoca aspra e dolce. Nella certezza che ricordare sia anche un modo per insegnare la speranza.